16/01/2012
Quando la Chiesa non può tacere
DA: La Bussola Quotidiana, Lunedì 15 Gennaio 2012 -
http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-quando-la-chiesa-non-pu-tacere-4201.htm
Sulla vicenda della rappresentazione teatrale “Sul concetto di volto del Figlio di Dio”, in programma a Milano dal 24 al 28 gennaio, che tanto fa discutere per il suo contenuto blasfemo e per le manifestazioni annunciate da diversi gruppi cattolici che propongono messe e preghiere di riparazione, abbiamo sentito il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Luigi Negri.
Mi pare che innanzitutto ci sia da dire che questo è un episodio miserevole dal punto di vista della espressione, non dico artistica, ma dell’espressione umana. Ed è certamente la conferma di quello che ho già detto immediatamente dopo gli scontri di Roma del 15 ottobre scorso, in ordine alla distruzione della statua della Madonna: il filo conduttore, che unisce espressioni che apparentemente sembrano divergere moltissimo, è l’anticristianesimo.
Ormai l’ideologia dominante è quella anticristiana, quella che tende all’abolizione sistematica della presenza e dell’annunzio cristiano, sentito come una anomalia che mette in crisi questa omologazione universale operata dalla mentalità laicista, consumista, istintivista.
Quindi da questo punto di vista il giudizio non può che essere inappellabilmente negativo: è un’espressione meschina di una volontà di eliminare la tradizione cristiana, in questo caso colpendo il contenuto fondamentale della fede. Colpendo l’immagine e la figura di Gesù Cristo nei confronti del quale nella scritta finale – credo che apparirà ancora malgrado tutte le modificazioni a cui in qualche modo sono stati costretti – apparirà il rifiuto di essere figli di Dio. E quindi si manifesta la volontà di sostituire alla figliolanza divina la proclamazione della propria autonomia e autosufficienza, che è stato il delirio della modernità.
C’è poi il problema della reazione. Su questo io mi devo avventurare con molta circospezione perché non intendo prestare il fianco a nessuna critica nei confronti di altre Chiese o di altri confratelli. Sono stato molto lieto nell’apprendere che - in situazione analoga - la Chiesa francese e in particolare il capo della Conferenza episcopale francese, il cardinale di Parigi, ha proposto un gesto rigorosamente penitenziale in ordine a questa blasfemia implicando la struttura fondamentale della Chiesa.
Io mi chiedo questo, e su questa domanda mi fermo: una Chiesa particolare - o una connessione di Chiese particolari che aderiscono alle Conferenze episcopali nazionali - che non reagisca in termini assolutamente essenziali e pubblici a questo attacco violento alla tradizione cattolica, io mi chiedo: se non interviene su questo punto, su che cosa interviene?
Che cosa mette più in crisi la possibilità di una comunicazione obiettiva della fede di questa serie di iniziative tese a screditare, a criminalizzare, a corrompere la nostra tradizione? Certo che se le Chiese cosiddette ufficiali – ma il termine mi è assolutamente ostico perché la Chiesa è una sola, non è né quella ufficiale né quella carismatica, la Chiesa è il mistero del popolo di Dio nato dal mistero di Cristo morto e risorto e dall’effusione dello Spirito, quindi c’è una Chiesa sola –; se la Chiesa non reagisce adeguatamente in modo certamente non rancoroso, non livido, assumendo in senso uguale e contrario l’atteggiamento demenziale di questi parauomini di cultura; se non reagisce la Chiesa, allora necessariamente possono intervenire in maniera protagonistica gente o gruppi che nella Chiesa non hanno a cuore soltanto la difesa della Chiesa ma hanno a cuore l’espressione legittima delle loro convinzioni.
Allora poi non si dica che la protesta è dei tradizionalisti; la protesta è dei tradizionalisti perché la Chiesa come tale non prende una posizione, che a me sembrerebbe assolutamente necessaria.
Nella mia diocesi non è previsto lo spettacolo, fortunatamente. Questo è il vantaggio delle piccole comunità diocesane, ai margini del grande impero massmediatico. Ma nel caso che nella diocesi di MIlano questo spettacolo si verificasse effettivamente, io devo considerare che sono ancora immanente alla Chiesa di Milano e vi sarò finché campo. Sono capo, sono padre della Chiesa di San Marino-Montefeltro, ma sono figlio della Chiesa di Sant’Ambrogio e di San Carlo, nella quale ho ricevuto il battesimo e tutti i sacramenti fino all’ordinazione episcopale. Non potrò quindi non considerare una presa di posizione discreta, misurata, che dica il dissenso di un vescovo di origine ambrosiana nei confronti di quello che accade nell’ambito della società milanese.
15:30
Scritto da: dematteiscosimo
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23/12/2011
Una Luce illumina le tenebre
L’annunzio della incarnazione di Dio in Gesù Cristo ci coglie in un momento complesso e contraddittorio.
Da un lato l’esperienza dell’uomo di oggi sembra destinata a un inesorabile e definitivo fallimento. «E’ possibile che l’uomo muoia», diceva sant’Ireneo tanti secoli fa. «E’ possibile che l’uomo, nella sua umanità, muoia», ricordava spesso il papa Giovanni Paolo II. Una vita senza più nessun punto di riferimento sostanziale, dal punto di vista teorico e pratico. Un individualismo proteso all’affermazione di sé come perseguimento del proprio benessere ad ogni costo. Una violenza che dilaga in tutti gli strati della vita sociale, affermata e vissuta come soluzione di problemi che sembrano impossibili a risolversi se non con la violenza. Violenza di omicidi, e spesso anche di suicidi conseguenti.
Una vita brutta, come il Papa ci ricorda continuamente. Brutta perché priva di tensione alla libertà, a seguire il bene, il bello, il giusto. Ed è un’immagine universalmente diffusa che rischia di dare alla parola vita un’accezione totalmente ridotta alla pura sopravvivenza fisica.
Ma dice il profeta nella prima messa del Natale: «Il popolo che camminava nelle tenebre – e certamente le tenebre sono la cifra di questa nostra società - vide all’improvviso una grande luce». Cristo è la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. E’ la luce che rivela all’uomo tutto ciò che egli porta nel cuore, ma soprattutto rivela all’uomo quella presenza assolutamente incredibile e pure realissima del mistero di Dio che si fa compagnia all’uomo. Si fa compagnia all’uomo e non solo gli rivela teoricamente la sua identità, ma lo mette in grado di perseguire questa identità attraverso l’appartenenza alla Chiesa - che è luogo dove Cristo si incontra qui ed ora - e diventa cammino educativo per lo sviluppo integrale della propria personalità umana e cristiana.
Chi è stato veramente nella profondità delle tenebre, trasale di gioia all’idea che la luce viene. E ne scopre i preannunzi, l’alba. L’alba - ci ricordava spesso monsignor Giussani - è il momento più bello della giornata perché pur carico di tutte le incertezze, le equivocità e le paure della notte, già si intravvede che la luce sta nascendo e vincerà le tenebre, restituendo la vita delle persone e delle cose alla loro consistenza, alla loro bellezza.
Credo che questo sia un momento terribile ma di una terribilità che può diventare una grande positività. Bisogna che i cristiani scommettano un’altra volta sulla fede, sulla fede in Cristo come unica possibilità di salvezza. E occorre che tanti uomini di buona volontà amino il mistero e la verità più di se stessi. Uno dei maestri di questo popolo laico, Vaclav Havel, si è spento qualche giorno fa. Egli aveva giocato tutta la sua vita su ciò che don Giussani chiamava il cuore dell’uomo. E su questo cuore, per questo cuore, ha coagulato un popolo di veramente laici, che hanno potuto poi abbracciarsi con i grandi cristiani come il cardinale Tomášek, «la grande quercia», come lo definiva Giovanni Paolo II. In questo grande abbraccio, pur nella distinzione, è accaduto un evento storico per la Cecoslovacchia: la grande rivoluzione che ha messo fine al comunismo senza rompere neppure il vetro di una finestra, come amava affermare Vaclav Havel.
Il Natale lo sento, lo desidero e lo prego come il rinnovarsi di un dialogo profondo tra laici veramente laici, cioè non laicisti, e cristiani non clericali. Gente che vive la propria laicità come attesa, gente che vive la fede come testimonianza dell’incontro accaduto con Cristo.
Da questo dialogo forse può nascere un contributo decisivo al cambiamento in meglio dell’uomo e del mondo.
+ Mons.Luigi NEGRI
* Vescovo di San Marino - Montefeltro
| La Bussola Quotidiana, Venerdi 23 Dicembre: http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-una-luce-illumina-le-tenebre-3993.htm |
17:42
Scritto da: dematteiscosimo
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